La trinità

Una vita dietro un banco

la testa, girata un po’ di lato

lo sguardo, oltre la finestra…

a sognarsi corsa, su quel prato:

sono cinto già da un muro

ma gli occhi spalancati, lo vedono crollare…

all’assalto del futuro…

 

Una vita dietro questa scrivania

la testa, ancora un po’ girata

gli occhi, puntati in mezzo all’erba…

a sognarsi forza, di una quercia:

il muro è un altro, ma cinto sono sempre

e lo sguardo corrucciato, tenta di sfondarlo…

per godere del presente…

 

Una vita dentro un letto

la testa, testarda sempre torta

lo sguardo, fisso su un uccello…

a sognarsi volo, da quel ramo:

dal muro sarò presto liberato

ma le palpebre socchiuse, fanno da sipario…

lo spettacolo è il passato…

 

Profugo non fui, né a forza fui soldato

non giovane morii, né morii affamato

allora perché mai, ancora mi lamento?

Perché fui prigioniero, non corsa, forza o volo

fui libero soltanto, per tornare al suolo;

perché la trinità, a un muro fu concessa

per me la libertà, invece fu leggenda

oltre la finestra.

 

Eppure parlo ancora

anche senza voce

adesso come allora

il mio linguaggio è arcano

ma la terra e il cielo, strinse in alleanza

con penna e calamaio

ché scrissi, scrissi e scrissi

mossi quella penna, come un forsennato

così che senza eguali

l’ebbi pure io…

il mio frullare d’ali!

Informazioni su feliceconti

Sono un essere umano (credo che questa, per quanto scontata, sia la cosa che più d'ogni altra, meriti menzione), ed anche se laureato in biologia, sono appassionato di poesia da sempre (ho cominciato a comporre fin da bambino). Ho partecipato a vari concorsi, ed a titolo d'esempio posso citare: Fonopoli parole in movimento, Il Club degli autori, Anguillara Sabazia città d'arte, Il giro d'Italia delle poesie in cornice (XII posto nell'edizione 2003). Oltre a pubblicare me stesso, nella vita di tutti i giorni, ho ottenuto la pubblicazione di mie opere, nelle antologie dei concorsi ai quali ho partecipato, ed in altre raccolte, quali l'Antologia del ricordo, curata dall'Associazione Culturale Pragmata. Ben lungi dal volermi dare delle arie (d'altronde, i piazzamenti nei concorsi, e penserà qualcuno, la "semplicità" delle poesie, non mi spingono a farlo), ho scritto queste "stanche" righe, solo per aiutarvi a prendermi un po' sul serio. Non compongo sempre per un impulso irrefrenabile, a volte piuttosto mi comporto da pittore, col foglio per tela, e la penna per pennello, e ritraggo un paesaggio, ma del mio mondo interiore; mi capita anche, lo confesso, d'aggiungervi qualcosa: l'anelito della cima di un monte, l'allegria di un ruscello, la calma di un albero, ed il bello è che spesso, dopo qualche tempo, finisco col trovarli davvero, nella mia anima. Scrivo della parte migliore di me, costruendo spero, per chi ha la pazienza di leggermi, non un muro d'incomprensione, ma una galleria, nella quale addentrarsi mano a mano, osservando gli squarci da cui filtra il sole, e quel barlume di speranza, laggiù in fondo, quindi se volete, leggete le poesie prima di getto, come a pescare con una rete a maglie larghe, e poi via via con più attenzione, passando a reti dalle maglie più sottili. 'Salite e discese', è il titolo che ho dato a questo spazio, e credo si spieghi un po' da solo: si riferisce alla vita d'ogni uomo, quando crede di salire, ed invece perde quota, o quando accade il suo contrario, alla vita d'ogni uomo, quando cammina a marcia indietro, guardando la discesa, perché sente che così fatica meno, o guardando la salita, perché crede d'essere in ascesa; si riferisce al fatto, che tutti cerchiamo una maniera, di salire scendendo, tutti cerchiamo qualcosa, che della parabola della nostra vita, sappia mutare in positivo... il segno! Un avvertimento sul modo di leggere le mie poesie: al termine di un verso, fate una pausa, anche se non c'è punteggiatura. Bene, per vostra fortuna ho finito la mia introduzione, quindi, grazie per la pazienza d'essere arrivati fino in fondo, anzi... grazie d'esistere!
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