Tata…

Tata…

 

 

sei entrata ragazzina, uscita che eri donna

entrata in pantaloni, uscita con la gonna

e mentre eri da noi, imparavi a farti in quattro

un po’ amica e un po’ maestra, un po’ sorella ed un po’ mamma

passando dalle pappe, alle polpette con il pesce

a un gioco di pedine, da una ninna nanna.

 

Talvolta, hai riempito i giorni nostri, di maschere e di torte

di feste inaspettate, e trovate originali

tra stanze ripulite, e scope non riposte.

 

L’amore è come l’acqua, però non lo si compra

e tu, sei stata pioggia, a volte temporale

sul fertile terreno, dei nostri due bambini:

goccia dopo goccia, il tuo ed il nostro amore

ne han fatto due giardini.

 

Ora sei partita, per essere una sposa

per essere una madre, stavolta a tempo pieno

ma serba il nostro grazie, tra una lacrima e un sorriso

perché il fato che ci ha unito, dopo, ci ha diviso

lasciando la memoria, a darci nostalgia

allorché riporta a galla, come aria, la tua buona compagnia

e se una vera mamma, che è dono di natura

diventa nei ricordi, una sorta di Madonna

tu che sei stata dono, di un’isterica cultura

nei ricordi cesserai, d’essere una tata:

quando sarà fiaba, l’infanzia dei bambini

tra i principi e le streghe, tu farai… la fata!

Informazioni su feliceconti

Sono un essere umano (credo che questa, per quanto scontata, sia la cosa che più d'ogni altra, meriti menzione), ed anche se laureato in biologia, sono appassionato di poesia da sempre (ho cominciato a comporre fin da bambino). Ho partecipato a vari concorsi, ed a titolo d'esempio posso citare: Fonopoli parole in movimento, Il Club degli autori, Anguillara Sabazia città d'arte, Il giro d'Italia delle poesie in cornice (XII posto nell'edizione 2003). Oltre a pubblicare me stesso, nella vita di tutti i giorni, ho ottenuto la pubblicazione di mie opere, nelle antologie dei concorsi ai quali ho partecipato, ed in altre raccolte, quali l'Antologia del ricordo, curata dall'Associazione Culturale Pragmata. Ben lungi dal volermi dare delle arie (d'altronde, i piazzamenti nei concorsi, e penserà qualcuno, la "semplicità" delle poesie, non mi spingono a farlo), ho scritto queste "stanche" righe, solo per aiutarvi a prendermi un po' sul serio. Non compongo sempre per un impulso irrefrenabile, a volte piuttosto mi comporto da pittore, col foglio per tela, e la penna per pennello, e ritraggo un paesaggio, ma del mio mondo interiore; mi capita anche, lo confesso, d'aggiungervi qualcosa: l'anelito della cima di un monte, l'allegria di un ruscello, la calma di un albero, ed il bello è che spesso, dopo qualche tempo, finisco col trovarli davvero, nella mia anima. Scrivo della parte migliore di me, costruendo spero, per chi ha la pazienza di leggermi, non un muro d'incomprensione, ma una galleria, nella quale addentrarsi mano a mano, osservando gli squarci da cui filtra il sole, e quel barlume di speranza, laggiù in fondo, quindi se volete, leggete le poesie prima di getto, come a pescare con una rete a maglie larghe, e poi via via con più attenzione, passando a reti dalle maglie più sottili. 'Salite e discese', è il titolo che ho dato a questo spazio, e credo si spieghi un po' da solo: si riferisce alla vita d'ogni uomo, quando crede di salire, ed invece perde quota, o quando accade il suo contrario, alla vita d'ogni uomo, quando cammina a marcia indietro, guardando la discesa, perché sente che così fatica meno, o guardando la salita, perché crede d'essere in ascesa; si riferisce al fatto, che tutti cerchiamo una maniera, di salire scendendo, tutti cerchiamo qualcosa, che della parabola della nostra vita, sappia mutare in positivo... il segno! Un avvertimento sul modo di leggere le mie poesie: al termine di un verso, fate una pausa, anche se non c'è punteggiatura. Bene, per vostra fortuna ho finito la mia introduzione, quindi, grazie per la pazienza d'essere arrivati fino in fondo, anzi... grazie d'esistere!
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