Il Natale passato

Disfare, si deve il presepio

svuotare il soggiorno, farlo più serio:

levo i re magi, della stella la scia

della stalla le stufe, poi, vanno via…

Natale è passato!

 

Via, questi animali:

i cammelli, ormai senza i padroni

le pecore dopo, a seguire i pastori

tanto, non hanno più gregge

allora, a chi dettano legge?

Natale è passato!

 

Via , la mamma Madonna…

e il padre contorno, lì alla bisogna…

i venditori, poi i pellegrini

quindi le strade, fatte di sassi

inutili adesso, senza i viandanti:

Natale è passato!

 

Tolgo, le case sparse

prati di muschio, montagne… di carte!

Le luci dei fuochi, e d’altri calori

le luci rosse, e d’altri colori;

per ultimo il bimbo, va nella cassa

lo segue invero, la vuota stalla:

Natale è passato!

 

Ecco, adesso ho finito:

ho il fiato corto

però il piano è vuoto…

no, è pieno ancora… pieno di sporco!

Vuote sono le mani, fredde e sudate:

nulla c’è da afferrare

che del presepio, possa prendere il posto

e a pugno serrate

a pugni, scacciare vorrebbero il vuoto

come il petto soffiando, dal piano lo sporco…

 

ricordando il presepio, però resto immoto:

ho il fiato corto!

Il Natale è passato, nella cassa è il bambino:

anche Dio è morto!

 

Nel fiume del tempo, se a nuoto potessi

la corrente beffare, con bracciate possenti

saprei alla sorgente

stavolta, gustare il presepio, d’un Natale presente?

Ma dal fiume del tempo, trasportato veloce

come un’auto che corre, senza freni né marce

sono giunto al mio muro

e affogo, sognando il bambino…

d’un Natale futuro!

Informazioni su feliceconti

Sono un essere umano (credo che questa, per quanto scontata, sia la cosa che più d'ogni altra, meriti menzione), ed anche se laureato in biologia, sono appassionato di poesia da sempre (ho cominciato a comporre fin da bambino). Ho partecipato a vari concorsi, ed a titolo d'esempio posso citare: Fonopoli parole in movimento, Il Club degli autori, Anguillara Sabazia città d'arte, Il giro d'Italia delle poesie in cornice (XII posto nell'edizione 2003). Oltre a pubblicare me stesso, nella vita di tutti i giorni, ho ottenuto la pubblicazione di mie opere, nelle antologie dei concorsi ai quali ho partecipato, ed in altre raccolte, quali l'Antologia del ricordo, curata dall'Associazione Culturale Pragmata. Ben lungi dal volermi dare delle arie (d'altronde, i piazzamenti nei concorsi, e penserà qualcuno, la "semplicità" delle poesie, non mi spingono a farlo), ho scritto queste "stanche" righe, solo per aiutarvi a prendermi un po' sul serio. Non compongo sempre per un impulso irrefrenabile, a volte piuttosto mi comporto da pittore, col foglio per tela, e la penna per pennello, e ritraggo un paesaggio, ma del mio mondo interiore; mi capita anche, lo confesso, d'aggiungervi qualcosa: l'anelito della cima di un monte, l'allegria di un ruscello, la calma di un albero, ed il bello è che spesso, dopo qualche tempo, finisco col trovarli davvero, nella mia anima. Scrivo della parte migliore di me, costruendo spero, per chi ha la pazienza di leggermi, non un muro d'incomprensione, ma una galleria, nella quale addentrarsi mano a mano, osservando gli squarci da cui filtra il sole, e quel barlume di speranza, laggiù in fondo, quindi se volete, leggete le poesie prima di getto, come a pescare con una rete a maglie larghe, e poi via via con più attenzione, passando a reti dalle maglie più sottili. 'Salite e discese', è il titolo che ho dato a questo spazio, e credo si spieghi un po' da solo: si riferisce alla vita d'ogni uomo, quando crede di salire, ed invece perde quota, o quando accade il suo contrario, alla vita d'ogni uomo, quando cammina a marcia indietro, guardando la discesa, perché sente che così fatica meno, o guardando la salita, perché crede d'essere in ascesa; si riferisce al fatto, che tutti cerchiamo una maniera, di salire scendendo, tutti cerchiamo qualcosa, che della parabola della nostra vita, sappia mutare in positivo... il segno! Un avvertimento sul modo di leggere le mie poesie: al termine di un verso, fate una pausa, anche se non c'è punteggiatura. Bene, per vostra fortuna ho finito la mia introduzione, quindi, grazie per la pazienza d'essere arrivati fino in fondo, anzi... grazie d'esistere!
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