Dedica

Potrei dedicare questo spazio all’amore, quell’amore, prodotto di neuroni per gli uni, essenza di Dio per gli altri, che ci dà la capacità di donare, ricevendo in contraccambio, una strana sensazione di pienezza; quell’amore che si esprime in mille forme, e che talvolta, deve rivolgersi anche a se stessi; quell’amore che, dall’alto della mia età, non poi così avanzata, resta la cosa migliore che scorgo. Potrei, ma non lo farò, lo dedicherò invece a chi, di quest’amore, è causa ed effetto: la speranza, la gioia, la vita… incarnati da una donna, concreta e virtuale, comune ma speciale, che chiameremo… Aria! D’altronde, è normale che un poeta, abbia la sua musa.
 
Aria, rende azzurro il cielo, che in cambio le ha donato gli occhi suoi: per questo osserva il mondo da ogni parte, e dove terra, lascia posto al mare, anche lui d’azzurro, riesce a colorare. Aria, vive in mille forme: in un cuscino nuovo, su cui posare il capo, godendo soltanto per un poco, del lieve riposare, ché il peso scaccia fresco e morbidezza, doni d’Aria a quel guanciale; in un pesce quando salta, lascia la sua acqua, e con le pinne, riesce un po’ a volare, così da far capire che ha capito, quanto d’ogni cielo, sia soltanto specchio, il mare; nella rondine più alta, con le ali aperte e ferme, a sfruttare le correnti ascensionali, che non grida, e più piccola di tutte, sembra a chi non sa di proporzione, eppure, più di ciascun’altra, ha visto da vicino il sole. Aria, quando sei accaldato, ti dona una carezza, sbucando da una porta, e mentre ne assapori il refrigerio, prosegue la sua corsa. Aria, non la puoi afferrare, eppure t’entra dentro, e ti colma il petto sino all’orlo, in un respiro profondo da scoppiare: l’anima un istante, riposa in un morbido giaciglio, ma Aria poi, deve scappar via, e la senti spiccare ancora il volo, da quel tuo sbadiglio. Aria t’entra dentro, e più in affanno sente il cuore, più corre avanti e indietro, lui vela e lei, suo vento; poi lo fa placare, dolcemente, ed è soltanto allora, che anche il ritmo suo, inizia a farsi lento. Aria, talvolta resta immota, quando teme, d’aver soffiato male… ma non è sua la colpa, se finisce in balia di un fortunale. Aria è magra, poco appariscente, eppure al suo passaggio, di grano s’inchinano le spighe, gli alberi per mani, scuotono le fronde, le nuvole la seguono nel cielo, le bandiere della terra, si mostrano orgogliose, ed io mi fermo… l’anima in ginocchio, come dinnanzi alla sua dama, un cavaliere medievale, il corpo sull’attenti, come fa un soldato, se di fronte ha il proprio generale! Quant’è bella Aria, quando ride… quando ride è primavera: vibra la natura, ne brillano i colori, e il male resta… fuori! Aria, è giunta come brezza, nella mia esistenza, e piano piano, prima che mutassi in vecchio, è divenuta vento di libeccio: io ci credevo, d’avere ormai la testa a posto, ma mi sono ritrovato, d’improvviso, di nuovo spettinato, di nuovo col sorriso. Aria m’ha insegnato, che sino al giorno in cui, un uomo non è morto, è ancora appena nato. A volte quand’è sera, l’immagino dapprima, che mi carezza il corpo, poi, che soffia chissà dove, allora, mi prende una strana gelosia, ma asciugo gli occhi, e l’abbraccio forte: mille grazie fantasia! Aria, ben venga il tuo mal d’aria, che se mi manchi, mi manca anche il respiro, e muore la poesia; tu non m’appartieni, però ti prego, non volare via! Aria, se proprio devi andare, vola come uccello, verso il sole dell’aurora, stagliando la tua V, sul suo disco luminoso, così mentre ti fisso, col fiato mio sospeso, capire possa che, inizi un’altra storia, e non avrai sconfitta, ma vittoria! Aria, se proprio devi andare, fa che per un poco, anche se, non sono quasi nulla, possa starti accanto al cuore, perché unite le mie mani, siano la sua culla. Aria, se proprio devi andare, fa che qualche volta, quando i fumi della terra, ti renderanno stanca, possa sollevarti tra le braccia, con la tenerezza… più infinita, e adagiarti su una nube, perché l’aria lì, torna pulita: ti vedrei prendere sonno, le mie gambe per cuscino, mentre il cielo da azzurro, si farebbe a tratti nero, al celarsi dei tuoi occhi, le palpebre per velo; circondato dalle stelle, lucciole di cielo, rilucenti a quell’amore, viaggerei sulla tua pelle, con la punta delle dita, e a disegni immaginati, mille storie illustrerei, su di un uomo cui per Aria, volteggia ormai la vita…
 
Vi chiedo perdono, per questi lunghi versi in prosa, ma s’è trattato, di un conato d’anima, che s’è costretti ad esternare, e poi di questa donna… grande, troverete traccia spesso, nelle mie poesie.

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