Vedere vorrei anch'io un'alta marea
che allaga controvoglia, degli occhi da fanciulla
per quanto dilatando quello sguardo
e scala giocoforza, la diga delle ciglia.
Vedere vorrei arrendersi il pudore
con cui per non cadere, ad esse la sua lacrima s'appiglia
lacrima sorgente
d'un breve quanto placido torrente
eppure impetuoso, e lungo mille miglia
che scende, scende, scende...
sembra non volersi mai fermare:
è acqua
ma poco dopo sale.
Vedere vorrei a un lato della bocca
la lacrima arenarsi, a mo' di quella goccia
che cade e dopo scorre, al centro d'una foglia
costretta da pianura a farsi conca.
Se fossero le labbra tale foglia…
sì, che sia sempre così!
Dio, quanto ne avrei voglia.
Vedere potrei grazie a questa pioggia
sparire il segno meno
davanti all'equazione della bocca
e un arco disegnarsi capovolto
nel cielo del suo volto.
Sparisci segno meno
così che si dispieghi d’improvviso
splendido un inverso arcobaleno
nel cielo del suo viso:
il magico sorriso...
visione d’un terrestre paradiso!
Dio, quanto ne avrei voglia
che non di sofferenza, la lacrima portasse la novella
bensì a lavare via tutto il dolore... della gioia!
Lì proprio vorrei stare
degli occhi da fanciulla liberati, sulla soglia
allora mi direi:
“Che sia stato o meno proprio io
ad essere il latore della gioia
no, proprio non m'importa”.
Però, perché resti felice quello sguardo
poi parte farei della sua scorta
perciò, Dio dammi la forza:
Cesare non sono
bensì ben altro uomo.
“Veni, vidi…
vici”?
Solamente se, occhi da fanciulla
da allora tu sorridi.
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.