È pianto, l’autentica poesia lacrime i suoi versi, che cadono al contrario per questo, piovono sul cielo: diventano le stelle a cui guardiamo, quando si fa sera lì nel buio e al gelo perché sembrano fori, nel grande telo nero levando, ignari una preghiera.
Che la loro vista pian piano ci scolpisca per renderci più Umani così se in cielo non tornasse il Sole così se il cielo non avesse cuore potremmo almeno batterci le mani perché piangiamo versi pure noi perché stilliamo amore. L’applauso in questo caso… sarebbe un così splendido rumore!
Certo, sarebbe molto meglio, se nel buio e al gelo a terra non in cielo per scioglierli così, come neve al sole scendesse senza indugio l'altro amore che a sciogliere col bene tutto il male si dice sia disceso, la prima volta che è stato Natale.
Comunque, facendo il lampionaio, questa mia poesia in lacrime di versi lassù precipitando, sale a renderci diversi assieme a tutte quelle già versate.
Su, così da farne versi versiamo in cielo i nostri buoni gesti la mano tesa verso un'altra mano ché non s’è Umani nel nascondimento. Su, l'Umano generiamo con l'Umano… e infine illuminiamo il firmamento! Uno? No facciamo dieci… no facciamo cento! Forse non c'è un Sole per il mondo così proviamo noi verso dopo verso colpo dopo colpo di luce e di calore ma non d’altro che in cielo non sia un astro a dare nuova forma al buio e al gelo forma oltre che corpo su… così proviamo noi a scolpire il giorno! Sì, così proviamo noi a scolpire il giorno il giorno, il giorno… il giorno!
Speranza, ti fai sempre più sciapa al punto che un adulto, sente ormai più gusto in una fiaba. Lo so, in questa mia poesia spaccio per speranza ciò che è sogno comunque così sia ché non me ne vergogno: del gusto di speranza, da grandi abbiamo tutti un gran bisogno.
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.