Potessi cambiare il passato, vivendolo ancora potrei ricordarmi il futuro, allora mutarlo, così da evitare rimpianti rimorsi ed angosce, provati finora... e certo sarebbe anche ora!
Vivendo il presente, sia prima che dopo infine, sarei un grande uomo: sarei come un pesce, che nuota in avanti saltando volendo a ritroso ma il tempo sarebbe il mio fiume ad ogni passaggio più buono soltanto perché a poco a poco... io dribblerei le sfortune!
Disgrazie però pure brutte figure: quasi ogni sorta di mali sia pioggerelle, sia temporali. E poi, potrei pregustarmi, e appieno godermi un bacio già dato quel mio Natale incantato il tenero abbraccio, d'un figlio da bimbo un padre che non s’è ammalato un giorno di sole tutte le forme del bello, del buono… d'amore!
Ad ogni passaggio, più lungo sarebbe il sorriso perché ad ogni mano, a mo' d'un pittore la vita ancor più tingerei… del mio paradiso!
È che, come poeta, so d’essere scaltro è che, per l’eden qui ed ora questo od un altro… Dio come ardo!
Quindi ogni tanto non riesco a tacere, ed ecco che in modo diverso magari più o meno... ma un altro ne canto!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.