Ti guardo ragazza, alta, esile e bionda non so se italiana, russa o ucraina però cos'importa? La faccia un po' triste e un po' smunta la chioma fluente, raccolta a formare una treccia che forma una coda, che ondeggia. Cammini, avanti ed indietro buttando per altri immondizia.
Sei grano dorato: la spiga di chicchi ricolma lo stelo compagno di danza, nel vento inquinato. Sei pane, sei vita, sei onda e sei così bella: per suolo, altro che asfalto avere dovresti, fertile terra! Per luce, non un lampione ma il bacio orgoglioso del sole! Dal vento, ben altra cura: carezze dell’aria più pura!
Ti guardo, e in sogno ti amo perché in altri luoghi non posso: là in un bel campo di grano non è un paradosso vedere una spiga dorata, felice accanto a un gentile... papavero rosso!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.