Volavo facilmente, un tempo m’alzavo in un momento: adesso, le piume son bagnate le penne logorate. Per ora m’alzo ancora, certo però, mi serve prima il sole e poi mi serve il vento ma non vorrò mai stare sotto al suolo finché standone sopra… potrò levarmi in volo.
Finché sebbene perderò pezzo per pezzo potrò librarmi in aria fin quando copiose tanto più passa il mio tempo di lacrime di gioia lo sguardo allagherò volando in alto volete che lo voglia? Pensate per davvero, ch’io voglia che muoia?!
Su, fintanto che volteggia per quanto gialla e secca e non è a terra morta… chiedetelo a una foglia!
Io, volteggio pure meglio: son tutto penne e piume! Che importa se a volare, m’aiuta a mo’ di corda prima il sole e poi, il vento a mo’ di fune?
Ancora innamorato m’emoziono… allora, il cielo torna mare, e volo sfuggendo alle sfortune: è il tuffo d’un acquario che giunge all’estuario… fiume!
Ancora penne e piume ancora corda e fune… ancora mare e fiume! Giammai bloccato a terra, soltanto per attendere ch’io muoia ma in cielo viceversa… in cielo per predare un po’ di gioia!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.