Che son queste rughe? Letti scavati, perché sentimenti e emozioni mi rigano il viso, a guisa di mille ed un fiume. Son anche d'amore toccate di noia o paura poi fughe su strade aperte e richiuse giacché gli occhi miei sono scuri per quanto, ne han presa di luce.
Che ciascun raggio, ne esca da goccia formando così un pianto buono, di lacrime a pioggia che riapra le strade per altre toccate e il fiume, non cambi mai verso al suo corso non imiti mai quel sorriso issato sul volto e dopo ammainato, un muro innalzando sul viso piuttosto sia come un mulo, che certo è bastardo codardo ma luce ha per soma sul dorso allora incurante del ciglio, testardo avanza comunque, stavolta mostrando coraggio e entusiasmo!
Nascano pure altri letti di fiumi torrenti ruscelli scavati da buone emozioni scavati da bei sentimenti: nuovi sentieri sui quali fluisca l'amore in dono elargitomi ieri. Dedalo sia tosto il volto tela di ragno, in cui ciascun filo del viso sia un solco. Vi brilli ogni giorno rugiada condensa d’Umani pensieri così che i miei occhi, guardando allo specchio un uomo ormai vecchio ne siano a ragione un po' fieri.
Che questo, non resti più un sogno s’avveri del tutto od in parte per sempre o un istante perché ne ho bisogno. Semmai cosicché gli occhi miei, non restino a secco figli, e donne dai mille incarnati donatemi a volte un abbraccio: luce al mio sguardo. Come quel mulo testardo coraggio!
I segni sul volto, saranno un arcano linguaggio ma è certo che un occhio più attento a mo' di puntina, nei solchi d'un disco seppur producendo rumore stridendo ché sempre farò qualche errore potrà riprodurre... un'altra canzone d'amore! Di lettere unite in poesia di note abbracciate, a creare la sua melodia senza colore né religione né com’è ovvio, bandiera perché, signori e signore… l’amore è l’amore! Così giunga pure, la sera.
Così giunga pure, la sera ché io v’avrò dato il buongiorno e voi mi direte, con voci soltanto un po’ rotte: “Fratello e marito padre ed amico… a te buonanotte”.
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.