A volte, m’immagino aggirarmi attorno a lei a mo’ d’una leonessa attorno a una gazzella furtivo, perché non mi sorprenda e poi fugga lontano, lesta.
Invero, è ferma oltre una soglia negata da una porta che va aperta e devo farlo io perché se busso e basta, è chiusa e chiusa ancora, resta.
Ecco la sua toppa però non ho la chiave per tale serratura e questa è l’inumana fregatura: poter solo guardare semmai t’accosti al buco, grazie alla bravura e alla fortuna guardare, di voli dei frammenti per giunta unicamente con un occhio.
Talvolta anche se menti d’aver la chiave in tasca, affermi ma sei solo un pinocchio e quando, la porta resta chiusa tu devi escogitare un’altra scusa o gli altri, cercare un’altra guida che sia il loro messia o la loro musa.
Ci resta, la speme disperata che s’apra prima o poi cotanta porta: quando, l’umana vita è morta.
L’ho avuta qualche chiave una addirittura, è entrata nella toppa ma non c’è stato verso di girarla per quanto abbia tentato e ritentato: la chiave per l’attrito ancora scotta.
Per me di tempo n’è rimasto ormai pochino: peccato… perché essendo fortunato guardando tanto al bello quanto al buono… ci sono andato proprio assai vicino! Son stato con la gioia porta a porta così, non solo una volta quei voli l’ho scrutati non solo una volta son giunto ad ascoltare cinguettii non solo una volta ma una, dieci, cento… e no non è finita: potrei pure arrivare a millemila! Perciò, sapete che vi dico? E no non me l’invento: non è la gioia piena, certo però pure così sono contento.
Adesso a tanta porta chi lo dice che non solo di nome, posso dire d’essere Felice? In fondo, applico quel detto popolare il quale afferma senza frode che chi si contenta, gode: certo non è facile da usare solo se sei accanto a detta porta, vale però… eccola la chiave!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.