Da bimbo ero convinto che tu fossi invincibile da bimbo ero convinto che tu lo conoscessi, tutto il conoscibile però, un giorno non hai vinto un altro al mio millesimo quesito lasciandomi di nuovo ma ancora più basito m’hai risposto stufo, dopo aver pensato appena un po’: “No questo non lo so!”. Nel primo non volendo m’hai ferito nell’altro la ferita, cosparsa non sapendo l’hai di sale perché timore ho avuto per davvero che tu non fossi affatto eccezionale.
No che non sei stato eccezionale bensì soltanto un uomo sì, un uomo come tanti bene o male: giocavi assieme a me però non così spesso parlavi assieme a me però giammai di ciò che avevi dentro vivevi anche per me però più per te stesso così sentii ben presto quando mi stringevi forte al petto un cuore che batteva, d’un battito non più tanto perfetto un battito dapprima gigantesco quando tu eri un uomo ed io un bambino ma poi rimpicciolito a poco a poco ché tosto s’è invertito per te il tempo mutandoti in un bimbo, vecchio davanti a me da un po’ mutato in uomo.
No che non sei stato eccezionale però, quando la vecchiaia, t’ha fatto tanto male umile hai accettato, tu che prima mi prendevi in braccio di stare in braccio a me… cesta d’una cesta resa straccio.
No che non sei stato eccezionale ma quando la vecchiaia, t’ha invaso corpo e mente di quello ch’eri prima, lasciandoti spietata quasi niente con me e con mia sorella, per quanto tu soffrissi veramente non hai levato che mezzo lamento finché non t’è finito il tempo finché del tuo respiro non s’è fermato il vento ché un padre quand’è padre resta padre anche fino all’ultimo momento e un padre quand’è padre resta padre per quant’ormai s’è spento sì, un padre quand’è padre resta padre… beffando spazio e tempo!
No che non sei stato eccezionale però, è te che come padre sceglierei, potendo e non solo una volta ma una, dieci, cento… non solo perché, sei stato un po’ tutore così, ch’io crescessi dritto anche se soffiava forte il vento né certo perché sei stato cacciavite, trapano, martello rendendo il nuovo nido mio ancora più bello.
Babbo! Ed ecco che rispondermi ti vedo ecco che rispondermi ti sento con dei cortometraggi di ricordi ma anche perché vivo coi miei figli lo stesso tuo paterno sentimento. A volte, ti colgo in qualche frase, gesto o atteggiamento sentendomi o guardandomi da dentro come in uno specchio e un poco mi spavento se ciò in cui ti somiglio, l’hai tirato fuori dal cilindro quand’ormai eri vecchio. Non so se sei là fuori, nel cielo o chi lo sa, nel vento però mi vivi dentro nel corpo e nella mente ed è per questo che certo non sei spento. In me c’è pure il giovane tuo petto quel battito quand’era gigantesco quel battito perfetto eco del divino… di quando tu eri un uomo ed io un bambino!
Mi rammento a te così vicino davanti un obiettivo dietro, il poster d’una tigre e tra le braccia un gatto. Ora come allora, ti voglio tanto bene, babbo: ecco, perché per padre è te che rivorrei del mio volerti come un tempo vivo… eccolo il motivo!
Perché non ti riavvolgi, nastro? Allora questa vita dissonante avara in quanto a rime e ad assonanze per rivalsa in questa mia poesia, invece così tante mi concederebbe, un’altra grande rima: che tu ritorni qui… tale e quale a prima, prima… prima!
Lo so che non c’è verso. C’è soltanto un modo per far centro: sperare che tu sia da qualche parte però tenerti in vita con l’amore… dentro!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.