Il giorno sospirato, può essere peggiore dell'attesa il viaggio, migliore della meta la fame, della pancia piena la corsa più eccitante del traguardo il bacio più inebriante dell'orgasmo.
La vita a mo' d'un arco a cogliere il bersaglio, tesa non vale tanto quanto vivere d'intesa con l'attesa e dato che ciascuno, attende quasi sempre qualche cosa impari ad aspettare, d'attendere la meta guardi non al frutto ma al suo fiore: può essere una rosa.
Prima sull’attesa mettiamo il nostro accento: diamo un po’ più cuore a questo tempo!
Potessi cambiare il passato, vivendolo ancora potrei ricordarmi il futuro, allora mutarlo, così da evitare rimpianti rimorsi ed angosce, provati finora... e certo sarebbe anche ora!
Vivendo il presente, sia prima che dopo infine, sarei un grande uomo: sarei come un pesce, che nuota in avanti saltando volendo a ritroso ma il tempo sarebbe il mio fiume ad ogni passaggio più buono soltanto perché a poco a poco... io dribblerei le sfortune!
Disgrazie però pure brutte figure: quasi ogni sorta di mali sia pioggerelle, sia temporali. E poi, potrei pregustarmi, e appieno godermi un bacio già dato quel mio Natale incantato il tenero abbraccio, d'un figlio da bimbo un padre che non s’è ammalato un giorno di sole tutte le forme del bello, del buono… d'amore!
Ad ogni passaggio, più lungo sarebbe il sorriso perché ad ogni mano, a mo' d'un pittore la vita ancor più tingerei… del mio paradiso!
È che, come poeta, so d’essere scaltro è che, per l’eden qui ed ora questo od un altro… Dio come ardo!
Quindi ogni tanto non riesco a tacere, ed ecco che in modo diverso magari più o meno... ma un altro ne canto!
Pensi ch'io scriva? No, sto invece gridando! Pensi ch'io canti? No, invece sto urlando! Ormai guardo indietro e rimpiango ché il tempo scarseggia ché c'è lì davanti, di certo una falce in mezzo alla nebbia. La penna, cammina veloce su e giù il foglio per stanza: pensi sia stanca? No, perché nonostante le grida con l'anima mia invero danza! Le cingono i fianchi le dita e pista da ballo è la vita nel suo srotolarsi rossa di sangue e d'amore a guisa di guida così, cambiano i fogli, le stanze la danza rendendo una gita. Tra anima e penna l'intesa di coppia è perfetta: c'è sincronia c'è sintonia che in sinergia di coppia ne formano un'altra ed anche di questa, sapessi che bella la danza!
Per rendere dolce il gridare è questa una via e questa è la mia! Ieri, è stato così oggi è così domani, così ancora sia!
Ecco, finita è la danza e quello che ho scritto, è ciò che ne resta come le foglie per terra quando va via la tempesta. So che di leggerlo tu, faresti anche senza però sai che altro so? Io, di scriverlo no!
Danza su danza stanza per stanza vedrai finirò il mio racconto da anima e penna vergato, in versi ed in prosa così, di me resterà qualche cosa: non vita narrata, in bianco od in rosso… bensì la vie en rose! La mia vita in rosa!
Succede anche a voi, ne sono convinto che un po’ infreddoliti, giunti davanti ad un cielo di mare e di schiuma, dipinto restate lì immobili al sole di luce inondati, a berne il calore a guisa d’infante che sugge dal seno sia latte sia amore mentre una brezza tenera e pura, vi soffia sul corpo: al figlio di madre carezza sul volto.
È un attimo eterno benché provvisorio nel quale, il male consegno all'oblio e vero o illusorio... mi gusto l'abbraccio di Dio!
C'è chi in tali istanti, perciò lo ringrazia invece anche allora io l’incolpo però, in petto mi viene un conato che tosto si muta sul volto: felice, diventa un sorriso mentre felice, come il mio viso sorrido e per un istante, poi mi sento un po’ figlio mi sento più vivo. Voi?
Ogni mattina, pur se già stanchi palpebre ed ali riaprire, ancora pesanti così da allargare, il cerchio del proprio orizzonte così da guardare se stessi però, anche ben oltre e giunti un po' in alto a guisa d'un faro a turno far luce a ciascuno, vicino o lontano girando e girando ma piano. Cogliere tosto, nel cerchio del proprio orizzonte lo stesso occhieggiare di faro specchio a riflettere specchio a dire a sua volta, pur senza emettere un fiato: "Anch'io un poco t'amo". Coglierne un altro e poi un altro, perciò a mano a mano farsi più fieri e leggeri sentire che è là il proprio posto in aria, e in aria restare volando alfine però senza sforzo. Di candidi fiori di fari anche se durano un giorno fare raccolta poi il giorno dopo rialzatisi in volo raccoglierne ancora una volta...
Non è, di fiaba una sorta non sia un'occasione non colta invece sia e basta, così da non essere un dì... nient'altro che un "c'era una volta".
Tu, certezza spavalda invero sei fede. Tu, fede codarda da nuda sei speme. Tu, mendace speranza struccata sei sogno. Tu, sei sogno e poi basta ma non mi vergogno d'amare di te l'utopia: non sei più abbastanza così per te piango però di te canto in mille ed un'altra poesia.
Forse, noi che col tempo cambiamo te con il tempo mutiamo e tu, da bimbo certezza sei in pubertà solo fede. Tu, fede vigliacca da giovane sei solo speme. Tu, bugiarda speranza da adulta nient’altro che sogno. Tu, sei sogno e poi basta? No, da vecchio sbiadisci in ricordo ricordo del sogno, che soffi una magica brezza spianando ogni ruga così, io torni bambino e il sogno la bimba certezza: la mia via di fuga! Là, là dove il buono ed il bello sono un eterno concerto tranquillo, sicuro, superbo non della speme non della fede... del certo!
Ecco, s'alza di brezza quel vento no non è vero, l'invento o meglio, a farlo per me è fantasia e salpa di nuovo, la penna, ché pelago è il foglio d'un verso diverso lasciando la scia: son bimbo, son certo! Stupendo: si spettina il senso... di questa poesia. È meglio del senso ben pettinato ma mesto di prima. Concludo così, baciando baciata quest'ultima rima!
No… un brindisi ora: a te fantasia coperta scoperta giammai viceversa e tu, realtà pussa via!
La vita? In fondo è una partita da giocare assieme per davvero, se si vuol segnare ché la squadra avversa è più cattiva più forte e anche se corre, tutt'altro che sfinita. Mi chiedo, d'un tale incontro il senso: dura in sempiterno ma ogni essere umano, gioca finché l'arbitro l'espelle ignora, dopo quanto tempo ogni essere umano, neppure quando esce capisce se sia muto oppure assente un Pubblico silente ogni essere umano, prova quant'è dura fare il callo a un fato così ingiusto che ci espelle davanti a spalti forse senza Gente anche da bambini e senza un fallo. La vita è più un aborto di partita in fondo ché tra preposizione e sostantivo, né il primo né il secondo lo spazio viene meno ed è finita tosto.
Ci resti la speranza che possiamo farne pure senza che non sia la morte ma partenza tale dipartita che il fischio non sia sibilo di falce ma sia di questa vita perché grida mentre, a prendere altra aria stavolta per donare mille risa usciamo dalla sua sacra vagina dolce, se non una partita ma proprio tutta quanta un'altra vita s'avvicina fiera, ché mentre ci conduce... vediamo in fondo al tunnel tanta luce!
È pianto, l’autentica poesia lacrime i suoi versi, che cadono al contrario per questo, piovono sul cielo: diventano le stelle a cui guardiamo, quando si fa sera lì nel buio e al gelo perché sembrano fori, nel grande telo nero levando, ignari una preghiera.
Che la loro vista pian piano ci scolpisca per renderci più Umani così se in cielo non tornasse il Sole così se il cielo non avesse cuore potremmo almeno batterci le mani perché piangiamo versi pure noi perché stilliamo amore. L’applauso in questo caso… sarebbe un così splendido rumore!
Certo, sarebbe molto meglio, se nel buio e al gelo a terra non in cielo per scioglierli così, come neve al sole scendesse senza indugio l'altro amore che a sciogliere col bene tutto il male si dice sia disceso, la prima volta che è stato Natale.
Comunque, facendo il lampionaio, questa mia poesia in lacrime di versi lassù precipitando, sale a renderci diversi assieme a tutte quelle già versate.
Su, così da farne versi versiamo in cielo i nostri buoni gesti la mano tesa verso un'altra mano ché non s’è Umani nel nascondimento. Su, l'Umano generiamo con l'Umano… e infine illuminiamo il firmamento! Uno? No facciamo dieci… no facciamo cento! Forse non c'è un Sole per il mondo così proviamo noi verso dopo verso colpo dopo colpo di luce e di calore ma non d’altro che in cielo non sia un astro a dare nuova forma al buio e al gelo forma oltre che corpo su… così proviamo noi a scolpire il giorno! Sì, così proviamo noi a scolpire il giorno il giorno, il giorno… il giorno!
Speranza, ti fai sempre più sciapa al punto che un adulto, sente ormai più gusto in una fiaba. Lo so, in questa mia poesia spaccio per speranza ciò che è sogno comunque così sia ché non me ne vergogno: del gusto di speranza, da grandi abbiamo tutti un gran bisogno.
Quanto eravamo spavaldi, giovani e belli eravamo un po' come fratelli e di ciò, in modo diverso un po' fieri ma oggi che resta di ieri? Io benché assai diverso da allora io che però non mi scordo quindi per ora almeno rimane il ricordo.
Come quel principe imberbe, lo fu per la volpe così, datemi pure del pazzo per sempre comunque fui io il suo solo amico ragazzo. Sì, datemi pure del matto per sempre comunque fu lui... l'unico amico mio gatto.
Questo al di là del ricordo, è e resterà un tenero dato di fatto.
Pavento il tramonto del tratto che il sole ha percorso mi dolgo così non m'avvedo che intanto per me è ancora giorno
però
se temo il futuro e intanto rimpiango il passato da sempre che io finalmente comprenda che è bello il presente principi a godere qui ed ora d'un meno che è meglio del niente!