Vorrei essere il mare perché non si stanca, con schiaffo e carezza di tentar d'agguantare la terra... la terra promessa! Benché, proprio non ce la faccia scivolando ogni volta all'indietro ma avendola almeno sfiorata, la spiaggia.
Vorrei essere il mare e lasciar quella sabbia cantando felice d'averla sfiorata d'averle donato, un messaggio in bottiglia ogni tanto: ciascuno riporta un pensiero che è nato od ha fatto naufragio, sul mio solo atollo di grigio corallo però non a guisa d'anello né di quel ferro col quale si calza un cavallo. Pensiero in bottiglia, grazie a me stesso. Pensiero ormai salvo ché c'è nella terra promessa, tutto quanto lo spazio eppure, lì il tempo non entra: lì si fa senza. Pensiero ora mio, a volte d'un altro. Pensiero d'amore di cui a propria volta è messaggio. Di tale terra, lo legga il Signore oda quel canto e di quanto ci sembra più saggio ci faccia approdare pietoso d'un mare che amore ha donato in bottiglia e il proprio cantare lasciato in più d'una conchiglia. Pietoso, del suo martellante aggrapparsi a quelle magnifiche sponde bussando sfiorando portando e poi scivolando... con mani di onde... di onde... di onde...
Che poi, anche questa poesia su un foglio di carta e memoria, trascritta a cosa somiglia? A un nuovo messaggio d'amore, racchiuso in bottiglia! Ed io, che non sono il mare l'affido ad un pelago altro, perché digitale. Sì, non ho mani d'onda ma credo che tale affidare sia a propria volta... donare all'amore una sponda: è internet mare però pure spiaggia, per questo il mio amore l'inonda poi, a darti un abbraccio, con versi in bottiglia... da internet ecco che esonda!
Cos'è, che conta per davvero? Il nome, i titoli e i successi? Scusate ma non credo. Vi dico quello che secondo me, ho io di più prezioso. Lo tengo stretto in mano, e quando c'è bisogno mostro il palmo, sapendo che lo metto a repentaglio. Non è l'essere un uomo, bensì un essere umano. Grazie, se questo leggerete di me stesso, però per afferrarne meglio il senso, fermatevi un istante, là dove finisce ciascun verso. La vostra ricompensa? Magari un’emozione, vedere invece che "un pezzo di carta", l’insolito frammento d’uno specchio, piuttosto che dei versi, un po’ di voi riflesso. La mia? Magari, scrivendo come sono, d’essere riuscito a farvi un dono. Un’ultima avvertenza: leggete pure come più v’aggrada, però, sappiate che l’accento, cadrebbe ad intervalli regolari, così che i versi siano musicali.